Scampia. Italia.
Un altro quartiere, un'altra città, un altro stato, un altro mondo.
Scampia, giardino di Napoli

L’attività consolidata di una rete di associazioni, scuole e gruppi di cittadini di Scampia che, in questi anni, hanno progettato e costruito interessanti giardini didattici, bonificato aiuole pubbliche, realizzato orti sociali, è in perfetta sintonia con lo spirito della manifestazione nazionale di legambiente “Orti in festa. Il verde va in città.” Abbiamo, in questi giorni, organizzato una mostra per far conoscere alla cittadinanza il lavoro, umile e talora oscuro, di tanti soggetti del quartiere che hanno contribuito a creare nuove sensibilità e a migliorare l’aspetto complessivo del territorio.
L’elenco di alcune esperienze, con l’indicazione dei gruppi che le hanno realizzate, ci fanno guardare con speranza ad ulteriori sviluppi che possano rendere più “vivibile” e più “ vissuto” “lo spazio pubblico”:
- “Il Giardino di Melissa” (Gruppo “I volontari per Napoli”)
- “Il Giardino di Alessia” (Assoc.”I pollici verdi”)
- “Il Giardino di Montale” (Circolo “ la Gru” , V Circolo didattico)
- “L’aiuola dei cinque sensi” (Circolo “la Gru”, V Circolo didattico).
- “L’aiuola delle grandi religioni” (Centro Hurtado, Circolo “la Gru”, Scuola di Pace)
- “L’Orto della Gatta blu”, presso il centro diurno di igiene mentale (Coop.Alisei, Circolo “la Gru”)
- “L’Orto-giardino della speranza”, presso il carcere di Secondigliano (IPAM, Circolo “la Gru”)
- “L’orto-giardino” della Scuola media Virgilio I
- “L’aiuola l’Isola di Arturo” (Liceo “Elsa Morante”, Circolo “la Gru”)
- “Il Giardino delle farfalle” (Libera scene ensemble, Vodisca, Circolo “la Gru”).
- “L’aiuola degli aromi” (Vodisca)
- “L’area dei 7 Palazzi” (Coop.L’ottagono, Circolo “la Gru)
L’anima “verde” di una bella fetta di cittadinanza che emerge in questa mostra trova il contesto ideale a Scampia, il cui tratto più significativo è proprio la vegetazione, ampia e varia.
Era il mese di maggio del 2002, quando il Corriere del Mezzogiorno, riportando i dati di una ricerca condotta dal Coordinamento per i Parchi Urbani di Napoli, sottolineava che Scampia, con i suoi 7,27 mq per abitante, risultava, di gran lunga, il QUARTIERE PIU’ VERDE DELLA CITTA’ di Napoli. Una notizia, ovviamente poco conosciuta, sommersa da ben altri “primati” del quartiere, abbondantemente ripresi e documentati dai media locali e nazionali.
Il Circolo ambientalista locale, “la Gru”, accolse la notizia con grande piacere. Essa legittimava i progetti di educazione ambientale, lo studio e la ricerca, le iniziative concrete del Circolo che aveva privilegiato, infatti, proprio il “verde” del quartiere.
Fu lanciato lo slogan “SCAMPIA, GIARDINO di NAPOLI”, volutamente enfatico, per attenuare lo “stigma” quasi indelebile di “supermarket della droga” che ci è stato appiccicato addosso, ma anche per segnalare una “specificità”, una ” vocazione” del Quartiere dalla quale partire per costruire un’identità più sostenibile, ma anche una traiettoria per un possibile futuro sviluppo. Non siamo tra quelli che per scrollarsi da dosso lo stereotipo, negano difficoltà e problematicità reali, magari scaricando, assurdamente, responsabilità immaginarie su chi ha “svelato i retroscena“ del malaffare che agita questa periferia, ma anche la società più vasta, come Roberto Saviano. L’attuale Presidente della Municipalità, per costruirsi una “presunta verginità culturale” e ricercare il consenso facile con subdole e ammiccanti argomentazioni, non si lascia scappare occasione per tracciare questo percorso.
Ma proprio perché riconosciamo i problemi che ci assillano, ci domandiamo perché non sottolineare con “viva e vibrante soddisfazione” un autentico primato positivo del quartiere?
Possiamo suddividere il “verde di Scampia” nei seguenti settori:
-Il Parco urbano
-I Parchi privati
-I Giardini didattici
-Il verde pubblico.
a) Il Parco Urbano fu progettato e realizzato dopo il terremoto del 1980, consegnato per la gestione al Servizio Parchi e Giardini ed aperto alla fruizione pubblica nel dicembre 1994.
Con i suoi 260.000 mq di estensione è il parco cittadino più grande del meridione d’Italia, ha una forma ovale con una struttura a fasce concentriche, limitato da una cintura (avamparco), ingloba all’estremità Sud-Est il centro civico e all’estremo opposto, con una collinetta, si affaccia su uno slargo anonimo, che hanno voluto chiamare Piazza Giovanni Paolo II.
La bella immagine iniziale del Parco è rimasta solo una “fotografia sbiadita”, con uno strepitoso gioco d’acqua, una cascatella, due laghetti ai poli, due rigagnoli periferici, ed una fontana centrale. L’acqua è sparita nel giro di qualche mese, il parco, vandalizzato a più riprese, poco vigilato e frequentato, per un periodo, da personalità sospette, si è trasformato col tempo in uno “stupendo spazio vuoto”.
Eppure la cittadinanza, riunita in comitati e associazioni, ritiene che esso sia una risorsa da “conquistare alla vivibilità” e potrebbe diventare una sorta di “agorà” del quartiere.
La parte botanica anche se ha perduto qualche nota iniziale (gli aranci amari) rimane interessante con le numerose e varie specie di palme, le due pergole di glicine, le chiome eleganti dei “falsi pepe”, l’albero serpente all’entrata, gli ontani napoletani e le jacarande sulla collinetta, i canfori, i siliquastri, le melie sull’avamparco e tanti arbusti sparsi .
b) Quasi tutti i parchi condominiali sono recintati e presentano ampie aiuole attrezzate a giardini e, quelli più grandi presentano anche strutture sportive e per il gioco dei bambini. Il verde condominiale, quasi sempre affidato a ditte esterne, si presenta ben curato e talvolta sistemato con gusto. In qualche caso, appare stridente il contrasto con l’immagine dei prati circostanti poco rispettati e divenuti ricettacoli di rifiuti vari. Facendo salva le belle e numerose esperienze già raccontate è una sfida culturale quella di far capire che il verde sfugge alla logica pubblico-privato: il verde, a prescindere dai recinti, contribuisce sempre a migliorare la nostra qualità di vita.
c) Quasi tutte le scuole di Scampia presentano ampi spazi aperti , con aiuole più o meno curate con interventi sporadici delle amministrazioni pubbliche. Abbiamo già raccontato di alcune scuole che hanno cominciato a considerare la possibilità di vivere gli spazi verdi come esperienza didattica e educativa. Questi “spazi” possono diventare dei veri laboratori all’aperto, dove avviare sperimentazioni, “giocare con la botanica”, procedere all’acquisizioni di alcuni fondamenti di ecologia da spendere in ambiti più vasti, creando cittadini consapevoli e sensibili al bene “comune” e capaci di percepire il “bello” come indispensabile e non superfluo alla propria esistenza.
Sono nati così “Il giardino e l’orto della Scuola media Virgilio I”, “ Il Giardino di Montale” presso il V Circolo, l’orto sinergico alla Scuola media Virgilio IV, una Serra presso l’Istituto Tecnico Commerciale, l’aiuola “Isola di Arturo” presso il Liceo “Elsa Morante” e siamo sicuri che piano piano anche le altre scuole del territorio sapranno dare un orientamento tematico e trasformare aiuole un po’ anonime in giardini assunti e vissuti all’interno di un progetto educativo.
d) Il verde cosiddetto pubblico è quantitativamente consistente, le ampie strade sono alberate da grossi platani, aceri, bagolari, lecci, pioppi, magnolie, tigli, pini , cedri, palme, ma anche da vari alberelli di ligustri, pruni neri, siliquastri, tamerici e arbusti come viburni, oleandri, corbezzoli, bossi. Ci sono lembi interessanti che, quando sono curati e puliti, creano un’atmosfera deliziosa e segnalano con i loro colori e profumi l’avvicendarsi delle stagioni.
Non sempre però è curato con competenza , gusto e regolarità e talvolta si insinuano nella vegetazione esistente specie insignificanti e infestanti, quasi a voler liberare “vivai comunali e regionali” troppo carichi di queste essenze così come in altri casi si avverte (vedi rotonde) la mancanza di una progettualità estetica.
Allora parlo di “verde ipocrita”, come quello dei privati che si ferma ai recinti dei condomini. Il “verde “, invece, è per sua natura “generoso e aperto”, primario nella catena alimentare, e capace di diffondere in orizzonti vasti i suoi benefici, materiali come l’ossigeno, e spirituali come “la bellezza”.
Proprio per questo è necessario che le buone pratiche poste in essere da quei cittadini consapevoli, che abbiamo definiti “custodi del territorio”, specie in situazioni oggettivamente difficili, come Scampia, siano conosciute e sottolineate in ambiti più ampi.

Aldo Bifulco