Scampia. Italia.
Un altro quartiere, un'altra città, un altro stato, un altro mondo.
Febbraio 2013

NARRARE SCAMPIA

In data 6/2/2013, c/o l’istituto professionale statale “Melissa Bassi” di Scampia, si è tenuto un incontro culturale sul tema “Narrare Scampia”. All’iniziativa, organizzata dal prof. Ernesto Mostardi su sollecitazione del sociologo gesuita Domenico Pizzuti, hanno partecipato quali relatori: Mario De Marco (direttore de “Il corriere del mezzogiorno”), Alfonso Ruffo (direttore de “Il denaro”) e Lorenzo Zoppoli (portavoce dell’associazione locale “Mammut”); presiedeva lo stesso Mostardi. Presenti nel pubblico, esponenti delle associazioni locali, residenti, studenti e docenti dell’istituto.

L’evento si è aperto con una domanda di Pizzuti: “Partendo dall’assunto che l’immagine delle vele è l’icona del degrado di Scampia, quale diversa immagine potrebbe essere in grado di generare un processo di capovolgimento, da positiva a negativa, della percezione del quartiere?”

De Marco, riferendosi all’iniziativa del presidente della VIII Municipalità di non autorizzare le riprese nel quartiere di una serie televisiva prodotta da Sky e ispirata a Gomorra, ha dichiarato (in sintonia col pubblico intervenuto) che quella censura ha fatto male a Scampia, caratterizzando il quartiere come comunità chiusa. C’è – ha aggiunto – un Nord napoletano, che non ha alcuna volontà di unire la città e che si serve del pregiudizio come arma politica. In gioco, la questione delle rendite catastali, sopravalutate in alcune zone, sottovalutate in altre. Ha ammonito i presenti a non ricorrere all’uso strumentale dell’eccellenza: difendersi dallo stigma, sottolineando che c’è anche un’altra Scampia, ha il solo risultato di confermare nel destinatario del messaggio che comunque esiste un marcio predominante. Ha concluso, affermando che Napoli si sta svuotando e che occorre tenere insieme la città: il centro con la periferia deve essere un tutt’uno.

Per Alfonso Ruffo la rinascita è possibile. Ha ricordato che l’immagine della “vela che si gonfia di vento e ci porta lontano” voleva essere la metafora del viaggio e del cambiamento; e che, pertanto, di per sé non era negativa. Scampia – ha detto – sta a Napoli, come Napoli sta all’Italia e l’Italia al mondo; purtroppo, fa notizia ciò che è conforme all’immagine che ci siamo fatti intorno all’oggetto di ciò che ci apprestiamo a narrare. Occorre individuare il motore economico di un’area, nel caso Scampia, e dare la possibilità alla cittadinanza di procurarsi un reddito

Zoppoli ha rivendicato che solo chi lavora sul campo è in grado di astrarre e, quindi, di narrare. Ha poi ricordato che spesso le capacità del bambino sono violentate dalla scuola, che non riconosce la sua creatività, le sue difficoltà di omologarsi all’immagine che gli altri si aspettano da lui. La cultura dell’immagine – ha rimarcato – è funzionale alla camorra, che è pronta ad accogliere chi la scuola respinge. Scampia è uno dei più importanti motori economici mondiali: il paradosso è che, se la camorra chiudesse, sarebbe peggio che se chiudesse la Fiat.

Ha preso la parola la preside Rotondo, titolare dell’istituto scolastico ospitante, la quale ha sottolineato l’impegno del corpo docente alla valorizzazione dei propri studenti e la sfida, nonostante l’etichettatura del professionale, a far sì che essi continuino negli studi, iscrivendosi all’università. Ha auspicato che le imprese investano a Scampia, che le scuole si incardinino nelle associazioni e viceversa. Ha ricordato che le classi sono ultranumerose, che negli anni scorsi ci sono state alcune classi con ben 42 alunni iscritti e frequentanti e che tuttora ci sono classi fino a 30 alunni.

Successivamente è intervenuto un ragazzo del Vomero, esponente dell’Arcigay. Ha contestato che i ragazzi del quartiere fossero da recuperare. Poi rivolto agli studenti presenti, ha commentato: “Nel metrò dicono che voi ululate, perché parlate ad alta voce; la verità è che voi avete qualcosa da dire e noi del Vomero no, ma Scampia e Vomero si devono parlare.

Franco Maiello di “Fuga di Notizie” ha riaffermato la bontà delle scuole e delle associazioni di Scampia, sottolineando che l’errore più grande lo hanno fatto gli urbanisti, quando hanno immaginato delle strade non strade, simili ad autostrade, che condizionano la mobilità e, di conseguenza, la comunicazione. Ha ricordato come, tempo fa, per protesta sono state utilizzati lungo gli snodi viari dei vigili ritagliati nel cartone.

Per ultimo, è intervenuto uno studente, che ha elogiato le associazioni; sulla droga si è detto d’accordo con Zoppoli, in quanto molte famiglie non avrebbero alternative all’economia della droga. Ha detto di essere fidanzato con una ragazza del Vomero e ha auspicato che cessino le divisioni e i vari quartieri inizino a parlarsi.

Ruffo e De Marco hanno confessato che non erano a conoscenza di alcune realtà positive del quartiere (l’esistenza, ad esempio, del modello cooperativista di alcune imprese locali) e della delusione di gran parte dei residenti per l’immagine monolitica di degrado che i media danno di Scampia. Si sono dichiarati felici di intervenire nel caso fossero invitati di nuovo a eventuali ulteriori iniziative culturali.

Salvatore Tofano