Scampia. Italia.
Un altro quartiere, un'altra città, un altro stato, un altro mondo.
Scampia: scuola rosso sangue

L’uccisione di un malavitoso all’interno del cortile di una scuola per l’infanzia di Scampia ha riportato il quartiere in prima pagina con titoloni sui maggiori quotidiani nazionali. E, ovviamente, ampio spazio all’episodio è stato dato anche su internet e in tv. Il che, non solo è fisiologico, ma è bene che sia.
A Scampia si spara, si uccide tra la folla, si è entrati in uno spazio protetto dove c’erano bimbi tra i tre e i cinque anni, spesso tra le vittime c’è gente che non centra niente con la faida; e il fatto che queste cose accadano anche in altre parti della città o in comuni limitrofi non giustifica alcunché, né consola. Non consola ovviamente che la criminalità organizzata da tempo si sia introdotta anche al Nord.
Il rischio è che, identificando Scampia con il Male, la città si assolva; e così l’intera comunità nazionale: ciò che accade a Scampia investe la nostra convinzione di come debbano disegnarsi le città, la nostra indifferenza rispetto all’assenza di servizi e centri di aggregazione nelle periferie, l’incapacità di battersi perché si assicuri un minimo di vivibilità anche ai più diseredati.
Nel dar conto di quanto accade in città, si continua a indicare Scampia anche per episodi verificatisi in altri quartieri o, addirittura, in altri comuni, come ad esempio per l’omicidio verificatosi a Calvizzano il giorno successivo all’uccisione del malavitoso nel cortile della scuola. Si tace dei successi delle forze dell’ordine che hanno smantellato gran parte delle piazze di droga e che queste si sono trasferite in altre parti della città, che la gente per bene del quartiere è maggioranza, che c’è una buona fetta di società civile che (r)esiste, che le scuole continuano eroicamente nella loro “missione”, e così le parrocchie e le associazioni. Nessuno ha detto o scritto che, per far sentire la vicinanza del quartiere ad alunni e docenti, all’indomani del criminale episodio in quella scuola, alcuni volontari, che già vi avevano installato alcune oasi di verde, hanno piantato delle essenze donate dall’Orto botanico.
Certo ha ragione Roberto Saviano, quando scrive (laRepubblica 6/12/012) che non sarà il “meraviglioso carnevale secondiglianese” a salvare Scampia, ma noi di Scampia non ci illudiamo. perciò, continueremo a lottare per fare di Scampia un quartiere normale, sollecitando le Istituzioni e chi di dovere, e continueremo, fosse anche solo per testimonianza, a ricordare al mondo che Scampia non è solo criminalità e degrado.

Salvatore Tofano
7 dicembre 2012
Scampia, Italia