Scampia. Italia.
Un altro quartiere, un'altra città, un altro stato, un altro mondo.
Scampia e i rifiuti: raccolta differenziata e compostaggio

Scampia è stato scelto tra i primi quartieri napoletani in cui sperimentare  la raccolta differenziata. Una parte del quartiere, quella dei Parchi chiusi, per la particolare struttura e per gli ampi spazi disponibili lo rendeva idoneo alla sperimentazione. Altro elemento favorevole era rappresentato dalla rete di associazioni che da tempo anche su queste tematiche aveva realizzato interventi di sensibilizzazione,  processi di coinvolgimento di ragazzi e adulti sulle famose quattro R, dando molta importanza alla prima (e spesso la più trascurata) la “Riduzione”. In particolare il Circolo di legambiente locale “la Gru” ha fatto da capofila nell’organizzazione di eventi, tra cui l’annuale e sistematica manifestazione “Puliamo il mondo”.  Dopo un periodo di capillare informazione promossa dall’Asìa e dal WWF,  a maggio dello scorso anno è partita la R.D., prima nei parchi chiusi e successivamente nelle altre zone del quartiere. Da alcuni mesi è attiva anche l’Isola ecologica .

Ad un anno dall’avvio della R.D. abbiamo chiesto all’Asìa alcuni dati sull’andamento della stessa nel nostro quartiere. Ecco la risposta: “ il Centro di Raccolta Comunale aperto in viale della Resistenza è ad oggi considerato una delle più belle Isole Ecologiche permanenti della città di Napoli. Come per tutti gli altri già attivi in Città, il Centro resta a disposizione dell’utenza domestica residente entro i confini del comune di Napoli 7 giorni su 7. In particolare l’apertura è prevista il lunedì dalle ore 14 alle ore 19, dal martedì al sabato dalle ore 10 alle ore 19 e la domenica dalle ore 10 alle ore 14.

I cittadini, semplicemente dimostrando con un documento di riconoscimento di essere residenti a Napoli (null’altro è richiesto e nessun tipo di controllo mai partirà in funzione della fruizione gratuita dei servizi offerti dall’Isola Ecologica) possono conferire frazioni di rifiuto di ogni tipo: dagli ingombranti ai RAEE, dalle lastre di vetro ai monitor di ogni tipo, dall’olio vegetale esausto a pile e farmaci, da lampade fluorescenti a indumenti usati. Una specificazione ancora più dettagliata al riguardo i cittadini possono ottenerla visitando il sito internet aziendale www.asianapoli.it.

Relativamente alla percentuale di RD a Scampia, Le confermiamo che siamo intorno al 65% (valore medio di tutti i quartieri con RD Porta a Porta) con punte del 70% e con la particolarità di un’ottima qualità della frazione organica recuperata, qualità superiore, per esempio, alla raccolta di Posillipo.

Infine sempre sul nostro sito aziendale, nella sezione servizi e quindi mappa dei servizi, inserendo un qualsiasi indirizzo del quartiere, è possibile ottenere tutte le informazioni itineranti come, in particolare, il calendario di raccolta stampabile.”

Dalla nostra osservazione diretta sul campo possiamo affermare che ci sono ancora elementi di fragilità, delle sacche di resistenza culturale in alcuni settori del quartiere, ma nello stesso tempo non ci convincono alcune giustificazioni rispetto al fatto che alcuni spezzoni di quartiere siano ancora esclusi dalla R.D, anche perché si tratta delle realtà più complesse, quelle confinanti con i Campi Rom, le cosiddette “case dei puffi” e le Vele ancora abitate che sono note “piazze di spaccio”. Queste aree non servite incentivano la stupidità e la pigrizia dei “falsi furbi” e diventano meta della  “migrazione dei sacchetti” indifferenziati.

Intanto continuano le azioni di sensibilizzazioni da parte del Circolo con la campagna “OCCHIO all’ERRORE!”  e con la proposta di somministrare alla cittadinanza un questionario ed un quiz con la doppia valenza di fornire informazioni ulteriori e acquisire rilievi da inoltrare all’amministrazione per migliorare il servizio.

Ma anche se la R.D. raggiungesse la percentuale ottimale non potremmo dichiararci soddisfatti rispetto alla gestione complessiva dei rifiuti. Senza un riciclo articolato ed efficiente la R.D potrebbe risultare vana, in particolare per la frazione organica che viene trasferita fuori Regione, o addirittura in altri Paesi, facendo lievitare enormemente i costi dello smaltimento, tant’è vero che Napoli rappresenta la città con la tassa dei rifiuti più esosa di tutta l’Italia.

Questa estate, in seguito all’ annuncio da parte del Comune di Napoli di voler realizzare un sito di compostaggio in un’area a ridosso del quartiere si è scatenata una bagarre da parte di un gruppo di facinorosi, politicamente schierati a destra, spalleggiati dalla Municipalità (che è risultata paradossalmente la grande assente in tutta l’operazione di sensibilizzazione e di informazione sia rispetto alla R.D che rispetto all’uso corretto dell’Isola ecologica!), contro la realizzazione del sito. Le parole d’ordine chiaramente scorrette e allarmanti, quali il “sito di compostaggio è una discarica!”, il compostaggio porta cattivi odori e malattie, addirittura “tumori”, ha creato una forte apprensione nell’opinione pubblica e una discreta mobilitazione. Tutto ciò mentre un’altra parte del quartiere era impegnata in una questione veramente grave, che ha interessato la stampa e i media, i “roghi tossici”, una strategia adottata dalla camorra per rendere invisibili ma non inoffensivi, nel fumo, tanti veleni provenienti da tutta l’Italia, specie da alcune industrie del Centro e del Nord. Ma questo problema richiede un ulteriore intervento e approfondimento.

Il Circolo “la Gru” di fronte a questa ambiguità politica e culturale ha sentito l’esigenza di intervenire, diffondendo  attraverso la rete e attraverso la stampa questo articolo: “Era il 1971,  quando negli USA veniva pubblicato “Il cerchio da chiudere”, scritto da Barry Commoner, e il movimento ambientalista scientifico era appena nato. La sua tesi appariva incontestabile: la natura funziona con cicli chiusi, perciò la natura non conosce rifiuti. Ogni degradazione ambientale, ogni inquinamento, ma anche l’aumento a dismisura dei rifiuti rappresentano una rottura di questi cicli. Non c’è altra soluzione: bisogna “chiudere il cerchio!”

E’ paradossale che ancora oggi ci siano tanti che vanno cercando buche da riempire (discariche) che non risolvono il problema e che avvelenano la terra con la “peste del duemila”, il percolato, e tanti ancora che cercano “la macchina magica” (l’inceneritore), capace di far sparire i rifiuti, senza sapere che li trasformano in diossine, furani e nanoparticelle di metalli pesanti, mercurio, cadmio, piombo, sulla cui tossicità ed effetti cancerogeni ben pochi dubitano.

Paul Connett, altro famoso e più recente ambientalista statunitense, ha teorizzato e praticato la metodologia dei “rifiuti zero” e, non in un piccolo paese di montagna, ma in una grande città, a tecnologia avanzata, come San Francisco.  La fase più importante di questa strategia, dopo la separazione alla fonte (raccolta differenziata), è il “compostaggio” che rappresenta la chiusura del cerchio della frazione organica dei rifiuti, la frazione più abbondante e che genera maggiori problemi.  Paul Connett suggerisce di cominciare a modificare il linguaggio che spesso condiziona l’acquisizione  dei “concetti”. Allora cominciamo a chiamare i rifiuti  come “prodotti residui” o semplicemente come “potenziale risorsa”. Connett non sa che a Napoli siamo ancora più raffinati, quando vogliamo creare distacco, disagio, se non paura usiamo il termine (con tono dispregiativo) “monnezza”. Infatti, alcuni, pensano e indicano i “siti di compostaggio” come “depositi di monnezza”!!!

Compostare i materiali biodegradabili, significa recuperare tutta la ricchezza di un prodotto e contribuire a ricostruire il suolo consumato. L’”humus”, quei pochi centimetri di terra superficiale, fanno del nostro suolo, un “ecosistema vivente”. “Humus”, ha la stessa radice di “uomo”, di “umanità”. Ecco perché “compostare” è  utile, è necessario, è bello!!

In questi anni, abbiamo sperimentato il compostaggio domestico, il compostaggio condominiale, abbiamo fatto esperienza nelle scuole, negli orti civici, presso alcune associazioni ed abbiamo assistito al “miracolo scientifico” della trasformazione dello sfalcio, delle bucce di banane, di patate e di mela, dei gusci d’uovo ecc. in terreno buono emanante “profumo di fertilità”!

Far scoprire al nostro sistema economico e sociale che il percorso ciclico della natura è il percorso più efficiente, meno costoso e più redditizio, significa evitare un sistematico deterioramento dell’ambiente e avviare politiche virtuose anche dal punto di vista economico nella gestione dello smaltimento dei rifiuti. Per portare a compimento la strategia dei “rifiuti zero” c’è bisogno di considerare tre aspetti: 1) la responsabilità della comunità; 2) la responsabilità industriale; 3) una leadership capace.

Allora una comunità prima di discutere del “dove, come e quando”, dovrebbe accedere ad  un’informazione corretta per essere responsabile e non essere preda di chi “sull’ignoranza e la paura” costruisce gli interessi di alcuni potentati economici e le fortune di alcune forze politiche.

E mi vengono in mente le parole colorite di Felice Pignataro, frutto di autentica saggezza “ dint’ a munnezza ce stanno e’ VITAMINE!”. Allora che facciamo di queste vitamine: le facciamo defluire nel percolato, le facciamo esalare con i fumi, oppure le recuperiamo?”

Noi crediamo che Napoli e Provincia abbiano bisogno non di un sito, ma di più siti di compostaggio e ci sembra logico che venga annunciata una strategia complessiva, evitando di far apparire Scampia come il luogo dove vengono confinati i “problemi” che altri quartieri rifiutano.

A Scampia ci sarebbe invece “il know how” e la cultura per  affrontare anche altre tipologie di “riciclo” che potrebbero fornire prospettive di lavoro ad alcuni dei tanti giovani disoccupati parcheggiati nel nostro quartiere. Ma chi è disposto ad investire i capitali necessari?

Aldo Bifulco