Scampia. Italia.
Un altro quartiere, un'altra città, un altro stato, un altro mondo.
Settembre 2012

Il 13 settembre al palazzo Serra di Cassano, sede dell’Istituto Italiano Studi Filosofici, si è tenuto un forum su Scampia, organizzato dal Rotari Club, referente il prof. Ernesto Mostardi, responsabile del sito www.fuoricentroscampia.it
Relatori i responsabili delle più significative associazioni socioculturali attive sul territorio e alcuni rappresentanti delle istituzioni (Regione, Comune e Municipalità).
L’evento ha avuto larga eco su stampa e tv, che finalmente sembrano aver scoperto che la gran parte della popolazione non è implicata nello spaccio della droga e che, nonostante la camorra e l’assenza di politiche risolutive del disagio, nel quartiere è rilevabile una folta presenza di associazioni e e un’ampia fetta di Società Civile, che a dispetto di tutto rEsiste.


Al PAN nella centralissima via dei Mille dal 15 al 30 settembre c’è stata la mostra “Fare arte a Scampia, collettiva di arte contemporanea” col coordinamento artistico della milanesissima Antonella Prota Giurleo.
L’intento era di mostrare che Scampia non è solo luogo dove agisce la camorra ma un quartiere dove vivono e operano una moltitudine di persone e di associazioni che costruiscono cultura, socialità, sapere e arte (beni comuni che tanto comuni, purtroppo, non sono) e fornire un’altra visione della realtà, garantendo a tutte le persone che lì operano in questo senso il rispetto che meritano.
“Scampia – scrive la Giurleo – è un quartiere di Napoli generalmente presentato dai media solamente per gli aspetti drammatici legati alla presenza organizzata della camorra, non ultimo l’omicidio di ieri che fa ipotizzare una nuova faida. A Scampia abitano e vivono una grandissima maggioranza di persone “normali e per bene” che soffrono dell’essere accomunate in toto alla camorra. Esattamente come quando, girando per il mondo, ci sentiamo dire: “Italiani? Mafiosi”. A me è capitato e ho provato un insieme di sentimenti contrastanti, dal dolore alla rabbia, dall’incredulità (e io, cosa c’entro?) alla vergogna”.