Scampia. Italia.
Un altro quartiere, un'altra città, un altro stato, un altro mondo.

L’ANGOLO DEI PENULTIMI

(A Scampia) le attenzioni del volontariato, delle forze più vive e generose del quartiere sono tutte rivolte (ovviamente non senza ragione) nei confronti dei ragazzi e dei giovani più disastrati. Paradossalmente questi non sono, forse, i più fragili: la strada è una palestra che affina le capacità di reazione e fortifica nei confronti degli ostacoli (quelli, comunque, superabili).

[…] a Scampia per un giovane che abbia conseguito un diploma o una laurea c’è un “disvalore aggiunto”: dove deve andare, passeggiare, spendere la sua sensibilità culturale o relazionale? Il vuoto e il deserto territoriale (con delle sacche di violenza non sempre controllabili) si aggiunge a quello interiore, costruendo una miscela esplosiva.

- dal mensile “Fuga di notizie” del Settembre 2003, articolo a firma Aldo Bifulco -

Nel 2008 Adriano Sofri ci evidenziò come il tema dei “penultimi” avesse registrato la sua “comparsa nel dibattito sociale e politico” odierno.
Noi di Fuga di Notizie non potemmo che esserne orgogliosi, essendoci soffermati più volte su di esso. E ancor di più scoprendo che eravamo stati citati da Adriano tra le fonti del suo saggio, inserito all’interno del volume a più voci “Sinistra senza sinistra – Idee plurali per uscire dall’angolo”, edito da Feltrinelli.

I “penultimi”, scriveva Sofri, sono gli “ultimi”, che da poco hanno smesso di essere tali e che vivono la loro condizione non come una “promozione” sociale quanto come una “retrocessione”, perché sono gli “ultimi”, o almeno una parte di essi, che un giorno saranno i “primi”, e non i penultimi o i secondi o i terzi. Lo afferma il Vangelo nel “discorso della montagna”.

Ritroviamo più o meno lo stesso concetto nella “parabola della vigna”, dove il padrone dà lo stesso compenso sia agli operai, che hanno lavorato tutto il giorno, che a quelli, che hanno lavorato appena un’ora: gli “ultimi” arrivati sul posto di lavoro trattati nello stesso modo dei “primi” arrivati.

E, come se non bastasse, ne abbiamo un’ulteriore conferma nella “parabola del figliuol prodigo”, che vede questi, obbediente e laborioso, mortificarsi per l’accoglienza festosa che il padre fa al figlio scapestrato, che se ne era andato via da casa, sperperando la sua parte di eredità.

Gli operai, a torto o a ragione, – aggiungeva Sofri in quel lontano 2008 – si sentono “traditi” da sindacati e partiti di sinistra, loro rappresentanti naturali, che sembrano preferirgli gli “ultimi” arrivati, i rom, gli immigrati e ogni sorta di “scarto” sociale. Esasperati, si buttano a destra, vedendo soprattutto nella Lega chi difende il proprio “cortile”.

Nella sua disamina del percorso storico del concetto di “penultimi”, Sofri si soffermava su Gaetano Salvemini, che li aveva descritti come quelli che qualcosa da perdere – “una speranzella” – ce l’hanno. Citava poi Ilvo Diamanti, che guardava ai “penultimi” come a coloro che “un tempo erano in marcia, verso una posizione migliore” e che invece “oggi temono […] di perdere ciò che hanno costruito, di generazione in generazione”. Fino a giungere a noi di Fuga di Notizia, trovando “decisamente interessante” l’accezione che di “penultimi” dava Aldo Bifulco, desumendola in parte dalla ricostruzione che ne fece Giuseppe Finaldi (classe medio bassa, investita specie nei quartiere periferici della responsabilità di ruolo “ponte”) e in parte dalla “conversazione” tra Aldo e il sottoscritto (la maggiore fragilità dei “penultimi” rispetto agli “ultimi”).

Si ritiene che Sofri sia entrato in contatto con quanto da noi scritto, più che attraverso il mensile cartaceo di “Fuga di notizie”, attraverso internet, dove le nostre voci erano giunte tramite il sito di Ernesto Mostardi www.fuoricentroscampia.it
Marco Revelli, altra fonte citata, sottolineava che il conflitto e i “grumi di odio” tra ultimi e penultimi non sfiora i quartieri bene, in quanto gli ultimi risiedono esclusivamente nelle zone di confine: le periferie.
La guerra tra poveri, concludeva Sofri, è una guerra di prossimità, “tra vicini, che non si sono scelti e che non vogliono accettarsi”: i “penultimi” avvertono come un’invasione l’avvento degli “ultimi” arrivati.
In una vignetta apparsa nel 1997 su “L’altra Napoli”, l’amichetto di “Susetta Spinola di Scampia”, le riferiva: “Dicono di noi che siamo razzisti perché non vogliamo gli zingari” e lei, di rimando, gli rispondeva: “Noi? E loro che non trovano di meglio che metterli nelle periferie lontano dai quartieri bene della città?!?”.

Sofri, nel saggio in oggetto, concludeva con una domanda, che poi era sostanzialmente la stessa che Susetta si era posta un decennio prima: che succederebbe se si assegnasse qualche casa ad affitto agevolato a rom o migranti in regola in un qualsiasi quartiere medio-alto, “accostando gli ultimi, se non ai primi, almeno ai secondi o terzi, e mettendo qualche distanza tra ultimi e penultimi?”
Restiamo anche noi in attesa di risposta.


Ai penultimi di Scampia e di tutta Italia è dedicata una sezione di questo sito, curata da Salvatore Tofano. Ne trovate i contenuti tramite il menu in alto a destra della nostra home page.

 

Rispondi