Scampia. Italia.
Un altro quartiere, un'altra città, un altro stato, un altro mondo.

SOTTO LE ALI DELL’AIRONE

“Ogni bambino ha il diritto di non essere un campione”

Rosario Esposito La Rossa
Sotto le ali dell’airone
Marotta &Cafiero editori, Napoli.
Recensione di: Salvatore Tofano

Non amo il calcio e non ho mai visto una partita per intero. E’ un sentimento di estraneità a questo sport, che mi porto dietro da bambino.
Di certo, non avrei mai letto “Sotto il segno dell’airone” di Rosario Esposito La Rossa, edito dalla Marotta & Cafiero, se non fossi stato spinto dalla curiosità di conoscere meglio l’autore, che ritengo non solo una risorsa per il quartiere, ma anche il portatore sano di una visione dal di dentro del disagio sociale nelle nostre periferie.

“Ogni bambino ha il diritto di non essere un campione” è il principio guida dell’Arci Scampia e del libro che Rosario Esposito La Rossa le ha voluto dedicare.
Un principio rivoluzionario, se si pensa che la nostra cultura è impregnata di arrivismo, sete di denaro, bulimia di successo, competitività esasperata, raggiro e non rispetto dell’altro, aggressività ai limiti della violenza fisica, voglia di apparire.

I valori dell’Arci Scampia sono in controtendenza: l’onestà, la solidarietà, il rispetto per l’avversario, l’amore per il diverso e, soprattutto, la gratuità.
Valori scandalosi in una società, dominata dal dio Mammona e da un iperindividualismo narcisistico ed esasperato..

Rosario racconta il suo impegno, prima come allievo poi come giocatore infine come mister, nella scuola calcio dell’Arci, che è anzitutto una scuola e solo dopo una scuola calcio.

Scorrendo le pagine del libro, mi sono imbattuto in un’altra figura, che pure conoscevo ma non abbastanza: Antonio Piccolo, il “Mister” fondatore e anima della scuola calcio.
Rosario ne traccia il profilo, raccontando le tappe che hanno visto il sogno di un magnifico “visionario” farsi realtà, un’utopia che almeno per una volta ha tradito la sua funzione di orizzonte che più ti avvicini più si allontana.

Mister Piccolo ha creato dal nulla una struttura aggregante, il Centro Sportivo Arci di Scampia, che con i suoi tre campi e spazi polifunzionali è di certo uno dei luoghi più belli della città di Napoli, un luogo sano, dove “si respira aria sincera, di sport, di educazione, rispetto e pedagogia”.

Nei suoi venticinque anni di attività, la scuola calcio Arci Scampia ha salvato tanti ragazzi difficili dalla strada e dato alla gente del quartiere un’alternativa di scelta, la possibilità di amare le regole della democrazia e della civiltà, perché allenandosi e giocando i ragazzi imparano a confrontarsi nel rispetto reciproco, bandendo la violenza e la sopraffazione, apprendendo che anche la “sconfitta” paradossalmente può essere la benvenuta.

Leggendo il libro, ho imparato a conoscere ancor di più Rosario e a riviverne attraverso la lettura parte del vissuto: egli, più che descrivere, trasmette umori, emozioni, odori, sentimenti.

Come non lasciarsi coinvolgere dal quel ragazzino di dodici anni, che rinuncia all’opportunità di farsi largo nella Società Sportiva Calcio Napoli, pur di continuare a respirare l’atmosfera della scuola calcio dell’Arci Scampia del suo quartiere, e che mette la coerenza sia pure di un dodicenne davanti alla possibilità di diventare un campione superpagato?
In quella occasione la persona che Rosario sentì più vicina fu il mister.
Antonio Piccolo contro tutti difese la sua scelta, mise il ragazzo davanti al giocatore, e di questo Rosario gliene è ancor oggi grato.

Dopo aver letto il libro, continuerò a non seguire il calcio degli sponsor e dei campioni multimiliardari, ma di tanto in tanto farò di certo qualche capatina al Centro Sportivo dell’Arci Scampia!

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